MeA Dicembre 2015

LIBRI
a cura di Giorgio Ghiotti


Come uccidere le aragoste

di Piero Balzoni

Giulio Perrone editore, 2015, pagine 230, euro 13


Luca vede per la prima volta Dio a undici anni, non tra i fumi dell’incenso nella chiesa, ma riflesso nello specchio del bagno piccolo, seduto sulla pila dei librogames di suo fratello Claudio, accanto al bidet.

E di certo gli appare più lontano quando, parecchi anni dopo, una telefonata notturna sul cellulare lo avvisa che Claudio Amodio, a trentaquattro anni, è morto a bordo del suo scooter, travolto sulla tangenziale da un Suv nero che non si è fermato a prestare soccorso.

L’unica ad aver visto l’incidente, dalla sua casa affacciata sulla tangenziale dove abita da una vita, quasi dimenticata dal mondo e costretta a un’insopportabile solitudine, è la signora Tommasi.

È così che ha inizio il romanzo di Piero Balzoni Come uccidere le aragoste (Perrone), una storia crudele e dai toni grigio acciaio.

Le aragoste sono gli assassini di Claudio, biologicamente insensibili al dolore, e Claudio è il lupo – il capobranco – e il branco è Luca, rimasto solo a guardarsi intorno spaesato alla ricerca del fratello, di un segno che dica l’impossibile e capovolga le regole del tempo, gli eventi, alla ricerca dell’ultimo saluto di congedo e di qualcuno che possa dare ordine e senso al dolore.

I saluti tra fratelli non vengono spontanei, mettono imbarazzo”.

Spiega Balzoni:
Il dolore è un sentimento che bisogna capire, e non tutti hanno gli strumenti per comprenderlo e entrarci in relazione. Luca prova un dolore che non sa interpretare.

Come uccidere le aragoste è uno stupefacente tentativo di raccontare come si reagisce al dolore in maniera positiva.

L’uomo è un animale disadattato, la metropoli lo ha spaesato. Penso agli addestratori: sanno esattamente che ogni razza di cane vuole cure particolari; ma l’uomo non è classificabile
e infatti i tentativi di far coincidere ogni personaggio con gli animali descritti nell’ ‘Enciclopedia’ che Luca studia e indaga mentre porta avanti a fatica una tesi di laurea in biotecnologie, vengono a cadere o si rivelano imprecisi, irrisolti, sfuggenti.

Balzoni ha scelto in questo suo romanzo d’esordio la metafora animale per raccontare la degenerazione del sentimento.

C’è molta Roma in questo libro che più somiglia per precisione e fascino scientifico a un modernissimo catalogo delle emozioni o delle post-emozioni metropolitane.

Si può raccontare Roma in molti modi diversi, e Balzoni ha scelto di rappresentarne la prepotenza.

Per chi come l’autore è nato a Roma e qui ha scelto di vivere, la città è uno specchio di luce – una luce sporca come di cielo in tempesta, bianco e vastissimo.

“Roma è pericolosa perché è prepotente. Questo innesca il motore dell’azione di tutti i personaggi, dai genitori di Claudio e Luca alla signora Tommasi.
Lei ha subito la prepotenza di una città che l’ha relegata nelle sue quattro strettissime mura sulla tangenziale, dimenticandola.”

Prepotenza che Luca ha respirato in quanto figlio della città, un’aria pesante e dannosa che lo costringe a girare con lo spray per gli attacchi d’asma nel cappotto.

Quello di Luca è l’andare di chi marca un territorio, il territorio di Claudio al quale da sempre aspira e che ora, morto il lupo, appare fragilissimo e incomprensibile.

Il problema del territorio, racconta Balzoni, “si pone sempre per l’ultimo arrivato.
Anche nel regno animale è così. È una sfida che dura tutta la vita.
Quando va bene, il secondo (il fratello minore Luca) cerca di studiare il modo per ottenere il trono; quando va male, la sfida si interrompe perché viene a mancare il padrone originario. In natura potrebbe far piacere la morte del capobranco, ma nei rapporti umani non funziona così.”

La morte di Claudio genera l’assenza della guida.
Una volta eliminata la guida e in mancanza degli strumenti per comprendere il dolore della perdita, inizia una vendetta disperata che è un lungo, sofferto grido di aiuto.

Un romanzo potente sulla solitudine e sulla difficoltà del viaggio quando si è smarrita la bussola.

Giorgio Ghiotti

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