MeA Novembre 2015

ARTE
a cura di Paola Ferrari


Il Medio Evo a Roma


san giovanni in laterano


Quest'anno vorrei utilizzare questo spazio come un luogo in cui parlare di Roma nei secoli, a cominciare da un periodo poco conosciuto e affascinante: il Medio Evo.

Rimando la trattazione dell'epoca romana classica ad un altro eventuale prossimo ciclo.

Certo Roma medioevale non è neanche lontanamente simile ad altre città del nord Italia, né tanto meno a quelle d'Oltralpe.
Nessuno si aspetta di trovarvi possenti cattedrali romaniche o slanciate strutture gotiche.

Ma perché?

Cercheremo di capirlo osservando al contempo quello che fu realizzato in questo periodo, sebbene nella gran parte esso è stato obliterato dalle epoche successive.
Ma quel che rimane non è poi tanto poco, come si è comunemente portati a credere.
Dunque, per capire come si arriva a una tale peculiare differenza di stile nell'architettura, nella scultura e nella pittura, dobbiamo partire dalle cause storiche e politiche che resero Roma così diversa dal resto dell'Europa.

UN PO' DI STORIA.....PER COMINCIARE !
La storia di Roma medioevale si può dire che inizi nel V secolo, allorché essa non è più la capitale dell'Impero, ma diviene un luogo significativo dal punto di vista spirituale, il centro del Cristianesimo.
La Chiesa – e il Vescovo di Roma – prende il posto ed eredita le funzioni dell'ormai assente amministrazione statale.
Il successore di Pietro assume così , oltre all'autorità spirituale e religiosa, anche il potere politico. E' qui che nasce il potere temporale della Chiesa.
In realtà Roma aveva già perso da tempo la sua funzione di caput mundi, almeno già dal periodo tetrarchico, ossia da quando, con Diocleziano (284-305) l'Impero si era diviso in quattro.
Nuove capitali, più vicine ai turbolenti confini dell'Impero avevano preso il posto della vecchia Roma ( Nicomedia, in Anatolia, Mediolanum, l'attuale Milano, Antiochia, in Turchia e Treviri, nella parte occidentale dell'attuale Land tedesco della Renania-Palatinato).
E fu solo con Costantino, che concesse la libertà di culto con l'Editto di Milano del 313, che il Cristianesimo non fu più una religione proibita e gradualmente sostituì il paganesimo come religione di Stato.
Il neo convertito Imperatore iniziò a costruire luoghi di culto sia dove si era svolta la passione di Gesù, sia a Roma.
La prima preoccupazione fu rivolta alla sede del Vescovo, cioè al quel complesso costituito dalla chiesa , dal battistero e dal patriarchio, ossia il palazzo dove il vescovo risiedeva e amministrava il suo potere.
Venne realizzato nella zona del Laterano, vastissima proprietà imperiale alla periferia della città. L'antica basilica costantiniana, inizialmente dedicata al Salvatore, è l'attuale S. Giovanni in Laterano.

Costantino si impegnò ad onorare anche altri luoghi connessi alle tombe dei martiri più venerati, la più importante delle quali sorse sulla sepoltura di S. Pietro.
Ma il governo di Roma , esercitato dalla figura del suo Vescovo, riuscì a svincolarsi dalla soggezione politica a Bisanzio e così facendo, si svincolò anche dalla supremazia culturale della capitale orientale e potè sviluppare tutti quegli elementi della tradizione romana che costituivano la sua identità
. D'altro canto anche l'Impero bizantino, tutto preso a difendersi dai suoi nemici, si disinteressò dell'Occidente, il quale andò gradualmente prendendo coscienza della sua unità culturale.
Roma, utilizzando il sempre evocativo e fascinoso principio del ritorno all'antico assunse un ruolo preponderante, come centro capace di unificare le aspirazioni occidentali.
E tutto questo complesso ideologico culminò nella notte del Natale dell'800, allorché Carlo Magno, re dei Franchi, ricevette il riconoscimento del suo mandato imperiale dal papa Leone III nella Basilica di S. Pietro, cosa questa che rappresenta simbolicamente la subordinazione del potere imperiale a quello spirituale.
Della cultura carolingia poco e niente penetra a Roma e il periodo che segue è uno dei più oscuri e confusi, dove la cultura sembra decadere inarrestabilmente, nonostante l'effimera “rinascita” dell'epoca degli Imperatori Ottoni, a cavallo del Mille.

All'indomani della grande paura della fine del mondo, che sarebbe dovuta avvenire nell'anno 1000 (Mille, non più mille), inizia un generale rinnovamento per tutta l'Europa.
Nel periodo che comprende l'XI e metà del XII secolo e che viene definito ROMANICO, l'aumento demografico fa rinascere le città, con nuove costruzioni, il commercio si incrementa e l'agricoltura si modernizza con una serie di nuove tecnologie.
Anche la cultura – e l'Arte - rifiorisce.

Ma nel fervore di opere che riguardò anche Roma,i costruttori tennero sempre come loro prototipi le chiese paleocristiane; si ispirarono cioè alle prime basiliche, aule spaziose intervallate da lunghi colonnati che ne ripartivano lo spazio in tre o cinque corridoi (le navate) e coperte con una travatura piana di legno a vista.
Non si fecero mai affascinare dalle nuove coperture a crociera in pietra, che caratterizzano le chiese dell'Italia settentrionale, anzi, dell'antica e gloriosa civiltà romana continuarono a utilizzare le forme e i materiali, reimpiegando marmi dei vecchi monumenti o imitandoli.

Eppure qualche spunto romanico lo possiamo individuare.
Per esempio nell'adozione del PROTIRO.
Questo compare davanti all'ingresso principale della chiesa; a forma di piccolo portico sorretto da due colonne, che a loro volta poggiano, su due leoni stilofori ( = cioè portatori di colonne), possiamo incontrarlo a Roma ad esempio nella basilica di S. Clemente, o a S. Cosimato.
Oppure il CAMPANILE A PIANTA QUADRATA, a dadi sovrapposti, con cornici a denti di sega, mensoline di marmo, finestre a bifora (2 luci) o a trifora (3 luci), spesso decorati con piatti di maiolica colorata vivacemente (Roma conserva numerosissimi campanili medioevali, molti dei quali in Trastevere) .

All'inizio del Duecento lo studio dell'antico diventa quasi una citazione, come nella facciata di S. Lorenzo fuori le mura o nei magnifici CHIOSTRI di S. Giovanni in Laterano o di S. Paolo fuori le mura.

Ma una caratteristica inconfondibile delle costruzioni romane di epoca romanica è la cosiddetta DECORAZIONE COSMATESCA, fatta di piccole tessere di marmo colorato formanti mosaici geometrici di grande complessità e raffinatezza; queste “incrostazioni” invadono completamente le chiese, dai pavimenti agli arredi sacri e sostituiscono a Roma la decorazione scultorea che possiamo trovare altrove.
Il termine viene dal nome Cosma, capostipite di questa famiglia di marmorari romani, operanti nel XII e XIII secolo


al prossimo mese

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